the end…

110 e lode     
ma il bacio accademico solo ed esclusivamente dal mio amore 🙂

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ringraziamenti

Se le persone credono che la matematica sia difficile è solo perché
non si rendono conto di quanto complicata sia la vita.

John von Neumann (1903-1957)

Così si apre la mia tesi, che questa mattina ho finalmente portato a stampare. Ormai il più è fatto, anche se mi aspettano altri 13 (!!!) giorni in cui dovrò preparare la presentazione e poi l’ansia mostruosa della discussione…
Nella mia copia personale della tesi ho aggiunto i ringraziamenti, troppo personali per finire anche nella copia per la biblioteca, sotto gli occhi di tutti.


Ringraziamenti:

Con questa tesi si chiude un periodo molto importante della mia vita. In questi anni sono cresciuta, sono cambiata, ho incontrato persone, ho fatto esperienze. Il mio percorso accademico non è stato privo di difficoltà, di indecisioni, di ripensamenti. Proprio per questo motivo voglio dedicare questa tesi innanzitutto a me stessa, per essere riuscita ad arrivare fino in fondo, dimostrando una ostinazione e una forza di volontà della quale sono sprovvista in molte altre circostanze.

La seconda dedica va a una persona che ho amato molto e che vorrei fosse ancora qui con me per abbracciarmi come solo lei sapeva fare. Una persona che è stata e continua a essere per me un modello, un esempio di quello che vorrei diventare. Vorrei che la nonna Rita potesse vedermi ora ed essere orgogliosa di me.

L’ultima dedica è per la mia famiglia: senza di loro sarei persa come una zattera alla deriva. Loro sono il mio riferimento per ogni cosa, il mio sostegno, la mia guida.

Vorrei ringraziare tutti i professori che sono riusciti a trasmettermi qualcosa di più delle nozioni che riguardavano la loro materia. In particolare ringrazio il professor Francesco Argante, che con la sua passione per la matematica ha saputo accendere la scintilla e ha sempre creduto in me. Ringrazio il professor Erich Häusler della Justus Liebig Universität di Giessen per essere riuscito a riconciliarmi con il calcolo delle probabilità; se non avessi seguito le sue lezioni difficilmente avrei scelto di scrivere due tesi in questa materia. Ringrazio anche il professor Paolo Vidoni, che ha continuato a stimolare il mio interesse in questo ambito e con pazienza e disponibilità mi ha seguito durante la stesura di entrambe le tesi.

Vorrei ringraziare anche le persone che per un periodo più o meno lungo di tempo hanno incrociato il loro cammino con il mio e hanno portato qualcosa di positivo. Sono tante e non posso citarle tutte.

Grazie a Giulia, perché è l’altra me stessa, il mio complementare rispetto all’universo, ma allo stesso tempo abbastanza simile per potermi capire meglio di quanto io riesca a capire me stessa. Grazie a Valentina, perché la sua amicizia dura da venticinque anni e la sua sincerità e schiettezza mi costringono sempre a confrontarmi con me stessa. Grazie a Anna, perché mi ha fatto sentire importante e perché da lei ho imparato molte cose: raramente un’amicizia è stata così profonda e mi dispiace sinceramente per quello che è successo. Grazie alle "matematiche" per il supporto che ci siamo date a vicenda in questi anni, a partire dagli appunti scambiati fino alle nostre memorabili cene. Grazie anche ai "matematici", perché ognuno di voi mi ha lasciato qualcosa di speciale. Grazie a Nelja per essere stata la stella che mi ha guidato fuori dal mio guscio e a tutti gli altri ragazzi conosciuti a Giessen.

Grazie a Paolo, perché c’è in ogni momento. Quando sono allegra e quando sono triste, quando sono dolce e quando sono acida, quando mi voglio divertire e quando mi commuovo; che io abbia bisogno di una spalla su cui piangere, di un compagno di giochi o di un revisore di pubblicazioni scientifiche, so che posso contare su di lui. Grazie a Paolo, perché è esattamente della mia misura, come io sono della sua.

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vuoti a rendere

Un tipico "film da Visionario", di quelli che escono nella sala Eden (circa 30 posti) e che se non stai attenta sparisono dalla programmazione prima che tu possa anche solo pensare di andarlo a vedere. Un film che viene dalla Repubblica Ceca e che come molti altri film, lontani dalle grandi produzioni inglesi o americane, porta con sè atmosfere inedite e particolari… Un film che (citando Paolo) se avesse avuto Sean Connery al posto di Zdenek Sverak sarebbe stato probabilmente un grande successo e che invece arriva come film di nicchia, pur essendo stato premiato in diversi festival internazionali.

"Joseph è un insegnante di sessantacinque anni che non va più d’accordo
con la scuola e si ritira, ma, incapace di starsene tutto il giorno in
casa con la moglie, si ricolloca prima come corriere su due ruote e poi
come responsabile del ritiro delle bottiglie vuote in un supermercato.
Nonostante lo scetticismo della consorte, il lavoro non solo non lo
umilia ma, al contrario, lo appassiona e i clienti lo incuriosiscono al
punto che – complice una naturale predisposizione alla fantasticheria –
Joseph comincia ad intromettersi nelle loro vite."

Questo film mi ha fatto riflettere su alcune cose.
La prima è la  natura dei rapporti umani, in particolare quelli tra marito e moglie, e la sua evoluzione nel tempo. Josef e la moglie sono una coppia che festeggia il 40 anniversario di matrimonio. 40 anni insieme. Come evolve l’amore in 40 anni? Come si passa dal sentimento di intensa passione all’affetto/abitudine che spesso caratterizza le coppie di lunga data? Provo sempre molta tenerezza di fronte a coppie di anziani felici, perché mi sembra così bella l’idea di attraversare tutte le vicissitudini di una vita accanto ad un’altra persona e sostenersi nel passare degli anni… Credo che ogni fase dell’amore sia meravigliosa. Lo è quella che io stessa sto vivendo ora e lo sarà quella che, spero, vivrò fra 40 anni. Il film mi ha fatto capire che non si deve mai dare nulla per scontato, che i piccoli gesti d’affetto e di attenzione sono necessari anche dopo tanti anni, anzi forse soprattutto dopo tanti anni…
Un’altra cosa che mi ha colpito è stata la capacità di reinventarsi di Josef, la sua necessità di non fermarsi.

Eli: "Hai tutti quei libri che hai comprato
per quando saresti andato in pensione…
Quando li leggerai?"

Josef: "Durante il tramonto della vita."
Eli: "Ma noi siamo al tramonto della vita, Josef."
Josef: "Niente affatto, ora siamo nell’autunno della vita.
Il tramonto verrà dopo."

La curiosità, la ricerca, la vitalità non si devono mai fermare, bisogna sempre tenersi attivi, sia intellettualmente che fisicamente. E soprattutto bsogna avere il coraggio di   c a m b i a r e.  La ricerca della felicità è un processo costante, in continuo divenire, non esiste una felicità assoluta che può essere raggiunta, ma solo felicità relative e contestuali (ricordo di averne già parlato in un altro post), obiettivi mutevoli nel tempo ai quali dobbiamo costantemente tendere. La   f e l i c i t à  è nella   r i c e r c a.

La frase che mi è rimasta più impressa è quella che Josef pronuncia quando decide di abbandonare l’insegnamento.

"Ho deciso, io me ne vado.
Perché  qui   non  sono più   felice."

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no


©2008-2009 ~Mariamne-1484
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di nuovo…

Dannazione.

Maledetti biscotti…

Dopo tanti anni sono ancora così   s t u p i d a   da credere
che il senso di sazietà che provocano sia in grado
di liberare la mente dai cattivi pensieri e
di consolare l’animo nei momenti di sconforto.

Invece, una volta che è passato l’effetto immediato della cioccolata e della pasta frolla,
l’unica cosa che mi rimane è un vago senso di colpa
e la sensazione che si siano tutti istantaneamente accumulati sul mio culo.

©2007-2009 ~jeran42

Per fortuna che stasera vado in palestra…
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ronzio

N o n  –  l o  –  s o p p o r t o  –  p i ù .

Non sopporto più il   r o n z i o   continuo che esce dal mio computer e si insinua nella mia testa.

Non sopporto più di stare seduta su questa   s e d i a.

Non sopporto più di schiacciare ogni mattina quel maledetto pulsante di accensione.

Non sopporto più l’  a g i t a z i o n e   che toglie il respiro.

Non sopporto più il mal di testa, il torcicollo, il mal di denti è l’afta (di nuovo!) sulla lingua.

Non sopporto più la   p a u r a   di non fare in tempo.

Non sopporto più la tranquillità del mio relatore.

Non sopporto più begin{equation*} e dovermi ricordare sempre di mettere tutti i $ al posto giusto.



. BASTA .

Voglio alzarmi e andare a zappare l’orto.


Fra poco più di un mese nella mia vita cambieranno un sacco di cose.

E io ancora non so cosa voglio.

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Baci Perugina

©2008-2009 =Redpencil
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