1982

Cercando un libro mi sono ritrovata in mano un’agenda del 1982. Era della mia mamma.
L’avevo già vista e sfogliata altre volte, ma oggi aveva un sapore tutto diverso. Nel 1982 mia mamma ha conosciuto mio papà, grazie a degli amici in comune. Si sono piaciuti, frequentati, amati. La mamma non scriveva molto sull’agenda, appena qualche riga per dire a chi aveva scritto, se qualcuno le aveva telefonato, per registrare il suo umore. Il 7 marzo, il giorno in cui ha conosciuto mio padre, non le sono servite molte parole per esprimere quello che provava e ho riconosciuto in esse le sensazioni che si provano alla vista di un ragazzo che ci piace, l’attrazione e al tempo stesso il desiderio di tenere a freno i sentimenti per non rischiare di soffrire troppo. Quante volte ci sono passata anche io?!
I giorni passavano e la mamma annotava con gioia le volte in cui papà telefonava (non c’erano mica i cellulari e le e-mail quella volta!), i sentimenti che provava, cosa facevano insieme.
Il 19 novembre tre sole parole: "Aspetto un bambino!!!". Ma quanto amore e quanta felicità in quei punti esclamativi…
Sembra quasi impossibile che fosse successo tutto così in fretta. Erano passati solo 8 mesi dalla prima volta che si erano incontrati! Evidentemente otto mesi bastano (dovrebbero bastare…) per capire se vuoi passare il resto della tua vita con la persona che hai al tuo fianco.

Ma le storie d’amore non sono tutte uguali e devo smettere di confrontare la mia con quella dei miei genitori, perché ne esce ogni volta ammaccata. L’amore dei miei genitori è troppo puro e perfetto e intenso e duraturo per essere anche solo avvicinato. Eppure io sono cresciuta con questo modello negli occhi e mi sembra così naturale che l’unico modo di vivere l’amore sia come lo hanno sempre vissuto loro. E non è esattamente come lo sto vivendo io…

In questo periodo non so nemmeno io cosa vorrei.
Vorrei che fosse tutto chiaro, tutto semplice, tutto  e q u i l i b r a t o. Vorrei riuscire a dare tanto quanto ricevo.
Vorrei capire cosa voglio, trovare ciò di cui ho bisogno, andare nella giusta direzione. O forse, anche se non è quella giusta, almeno andare in una qualche direzione.
Vorrei smettere di pensare. Perchè pensare mi fa soffrire e finisce col far soffrire anche gli altri.
A parte il fatto che in questo caso anche agire potrebbe farmi sofrirre e, soprattutto, far soffrire gli altri.

Vorrei anche io un 1982…

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Una risposta a 1982

  1. Mike ha detto:

    Ciao Chiaretta. Leggo solo ora il tuo post e mi metto a pensare. Devo dire che per tutti noi fortunati eredi di quegli amori incredibili che sono dei nostri genitori, così perfetti da sembrare intoccabili, è davvero difficile pensare di comparare le nostre attuali storie. Il mondo è cambiato, le relazioni sempre più complicate e il contatto con le persone sempre più anestetizzato dalla paura di esporsi, di essere quelli che si è e basta. Specie quando le batoste sono state tante, è davvero difficile immaginare di poter un giorno incontrare una persona e così, immediatamente, innocentemente innamorarsene e capire che quello E’ Amore, che è effettivamente la persona con cui intendiamo passare il resto della nostra vita. Ti capisco benissimo, è difficile sapere cosa si vuole, ma l’importante è riuscire a guardarsi dentro e valutare il mondo attorno a noi con il vero stupore che contraddistingue di solito i bambini. Imparare ad essere genuini, semplicemente noi stessi è il primo passo per sapere cosa vogliamo, cosa davvero muove la nostra vita e soprattutto se chi abbiamo al nostro fianco è davvero il punto fermo che vorremmo, la pietra assieme alla quale ci vogliamo impegnare a costruire qualcosa di grande come una famiglia.Credo sia questo che ci serve. Uscire dal guscio, ritrovare noi stessi dentro la nostra routine di donne e uomini, e guardare con vero interesse a tutto quanto ci circonda.Tieni duro Chiaretta e se vuoi parlare….sai dove trovarmi!!!!!Bacioni!

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